“Io conosco il segreto per far credere all’americano medio tutto ciò che desidero. Datemi soltanto il controllo della televisione… mettete qualsiasi cosa in televisione ed essa diventa realtà. E se il mondo esterno alla TV contraddice le immagini, la gente inizierà a modificare il mondo per adeguarlo alle immagini della TV…”
(Hal Becker, “esperto” di media e consulente del management per The Futures Group, intervista del 1981)
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giovedì 8 aprile 2010

Il mito dell'armata rossa nell'era dell'advocacy advertising

Un mio amico, si amico, da anni e anni la mena con l'Armata Rossa e i cosacchi a cavallo sbeffeggiando chi è di sinistra. Da quando Gianpaolo Pansa poi ha scritto il ciclo "dei vinti", si sente così realizzato e così sdoganato che la sua litania sfocia spesso in un'antipatia manifesta per molti, e una simpatia tiepida per altri. Per tutti è un rompicoglioni come un gatto che si attacca alle palle.


L'armata rossa con il simbolo del cosacco a cavallo è evocata come quell'entità del male che l'Italia è riuscita a sconfiggere. Riconoscendone la grandezza, la potenza, l'antidemocraticità del controllo diretto dei commissari politici (come se un esercito possa mai essere stato democratico) riesce sempre a ricordare lo scampato pericolo e a mettere in guardia contro il comunismo, il socialismo, la sinistra, i democristiani approdati nel bipolarismo alla moderazione riformista, ai verdi, agli ambientalisti in poche parole a tutti quelli che non si riconoscono in Berlusconi come capo supremo e al suo Credo.

La sua tecnica di comunicazione, anche se lui ne è inconsapevole, si chiama l'advocacy advertising. Puntualizzo che non è solo una propaganda politica, o perlomeno non lo diventa fino a quanto uno non lo conosce bene perché gli si è attaccato ai marroni per due o tre volte con le solite menate. A quel punto è impossibile per chiunque non riconoscerne il personaggio, catalogabile in un sfegatato qualunque, tipico delle curve.


Nei suoi discorsi incomincia sempre piano. La prende da lontano come se non volesse esaurirsi subito con gli effetti speciali delle sue solite analisi. Costruisce un sostegno, una propugnazione al finale che immancabilmente distingue i buoni dai cattivi, i giusti dai bugiardi, il bene dal male, Berlusconi e i comunisti... Vuole fare chiarezza, deve chiudere ogni eventuale controversia che normalmente si crea in una discussione. Deve sempre essere chiaro che esiste solo una verità: l'Armata rossa è sconfitta.

Ecco il mio amico ha creato un nuovo mito.

mercoledì 3 marzo 2010

Renata Polverini visita la moschea

 

Renata Polverini visita la moschea

La candidata del Pdl alla presidenza della Regione Lazio Renata Polverini ha visitato la Moschea di Roma. Una visita di cortesia "mi hanno semplicemente voluto dare il loro sostegno e il loro augurio e mi hanno invitata a tornare da presidente", ha detto la candidata a conclusione della visita, in quello che Polverini ha definito "un luogo di culto importante". "Ho incontrato la comunità - ha concluso - ho visitato la moschea e questo è un momento importante per chi come me si candida a guidare la regione Lazio". Ad accompagnare Polverini tra gli altri anche Abdallah Redouane, segretario generale del centro culturale islamico
[2 marzo 2010]

Prendo questa notizia sulla visita della Polverini alla Moschea di Roma come spunto per una riflessione.

Mi ha colpito perché nella mia provincia, Ravenna, è aperto un dibattito anche con toni aspri (!) sulla concessione di un'area, da parte del Comune di Ra, alla comunità mussulmana per erigere il proprio luogo di culto.

Visto da qua, un'esponente di destra (appoggiato anche da frange estremiste) che si reca in visita di cortesia ad una Moschea, tra l'altro avvallata da un Papa, mi fa scattare un campanello di (in?) coerenza. 

Con gli occhi innocenti di bambino (di una volta..) rimango confuso.

Chi è anticonformista? La Polverini o la destra romagnola?
Sono magari tutti e due anticonformisti per necessità contingente?
O magari la Polverini è conformista, perché è adeguata ad una realtà tutt'altro che provinciale anzi cosmopolita come la Capitale d'Italia?
Sicuramente la Signora è politically corret e vorrei che qua da noi fosse presa come esempio.
 

domenica 28 febbraio 2010

Chi è (non è) conformista?

A questo punto mi vien da chiedere...,
ma se io mi firmo ¿conformista?...,
Fulvio è un anticonformista?
O tutti e due sono un pò del altro?
Ma..! con il tempo si capirà.

sabato 27 febbraio 2010

Già dalla firma si capisce, no forse non si capisce..C'è un ambiguità...l'uso del carattere " ¿ " tipico della lingua spagnola è una trovata bizzarra ( da sapientello...) che rispecchia già un profilo di comportamento che potrebbe essere tipico di un anticonformista.
Ma ne siamo sicuri? Cosa c'è di sicuro? E per di più in una firma?